10. Piigs

Piigs (regia di Adriano Cutraro, Federico Greco, Mirko Melchiorre, prod: Studio Zabalik, Italia, 2017)

  1. Sinossi:

Il film racconta, attraverso una serie di interviste e riprese documentaristiche, la crisi economica del 2008 e le sue ripercussioni in Europa. Oltre ad analisi a livello marco-economico, viene narrata anche la vicenda della cooperativa sociale Il Pungiglione, messa in difficoltà dalle politiche di austerity europee adottate per contrastare la difficile situazione finanziaria globale.

Scheda tecnica

2. Quale visione d’Europa?

Se L’appartamento spagnolo trasudava di tutta l’euforia e l’ottimismo legato al processo di integrazione europea, Piigs è segnato dalla sfiducia, se non dall’aperta contestazione, a quella che è la recente politica dell’Unione Europea, qui additata come responsabile della rottura del senso di comunità e solidarietà che caratterizzava il tessuto sociale europeo novecentesco. Il sentimento euroscettico degli anni Dieci del nuovo Millennio, alimentato proprio dalla gestione della crisi del 2008 e cavalcato in seguito da momenti di destra e di sinistra, ha portato alla rottura di quella ingenuità speranzosa che vedeva il processo di integrazione come lo strumento per raggiungere la fine delle divisioni nazionalistiche e sociali di un continente tagliato dalle barriere nazionali. Il ritratto che Piigs fornisce dell’Eurozona è spietato e quasi apocalittico, sintetizzato nella metafora dei cittadini europei che come cani in un recinto sono costretti a scannarsi per ottenere le poche risorse concesse loro dai governanti.

Il film utilizza il linguaggio del documentario di approfondimento e inchiesta, un genere che ha ottenuto negli anni Duemila un grande successo di critica e pubblico in particolare dopo la distribuzione delle opere di Michael Moore. Unendo interviste a esperti di varia provenienza e riprese da reportage, Piigs riesce a coagulare in un’unica narrazione micro e marco-economia mostrando come le conseguenze delle politiche prese nei palazzi del potere abbiano un dirompente effetto sulla vita di tutti i giorni. Il film si concentra sulle disparità tra paesi del Nord e del Sud Europa, questi ultimi (i “maiali” del titolo – Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna) costretti a pagare il più salato conto della crisi. Per favorire la comprensione delle complesse dinamiche delle scelte di governi e istituzioni europee per contrastare la crisi, il film sceglie di usare spesso infografiche e scene di animazione che visualizzano in modo semplice e colorato i complessi sistemi di funzionamento di politica e mercato. Ad enfatizzare ulteriormente la narrazione è un uso satirico ed ironico della colonna sonora a commento delle immagini. Lo spettatore si addentra in una spiegazione della crisi del 2008 che parte da Wall Street e arriva alle periferie romane, guidato dalla voce narrante di Claudio Santamaria (Willem Defoe nella versione internazionale) e da una serie di interviste a commentatori di alto profilo culturale (da Noam Chomsky a Federico Rampini) che hanno ricoperto importanti cariche politiche.

Il film adotta una scala planetaria: la narrazione della catastrofe economica dell’attuale sistema neo-liberale non può che essere raccontata adottando uno sguardo che considera gli effetti farfalla dei mercati globali. Piigs non solo viaggia attraverso i punti nodali della global economy ma anche attraverso il tempo cercando punti di connessione e opposizione nella storia del Novecento. Particolarmente importante diventa così la comparazione alla reazione alla Grande Crisi del 1928 da parte dell’amministrazione Roosevelt che viene contrapposta alle misure odierne messe in campo dalla Banca Centrale Europea. Se negli anni Trenta si erano prese misure per ricostruire il tessuto sociale, le attuali politiche sembrano volte invece a disgregare i rapporti di solidarietà nella comunità e a venire minato è lo stesso concetto di sovranità nazionalità, sempre più ostaggio di decisioni prese in istituzioni prive di contatto con la popolazione. I nuovi dogmi della politica europea – deficit, inflazione ed austerity – vengono analizzati nel corso del film e messi in contrasto con i principi fondamentali della Costituzione italiana, originati dagli ideali resistenziali. Il nucleo centrale del film è tutto racchiuso nel paradosso di un’Europa Unita ma che al suo interno è sempre più fratturata dalla polarizzazione tra ricchi e poveri: per dare consistenza a questa tesi, Piigs sceglie di raccontare la vicenda della cooperativa sociale Il Pungiglione prossima alla disgregazione a causa dei tagli previsti dalle misure di austerity. Nella vicenda della crisi della cooperativa si intrecciano la dimensione globale della crisi e quella legata ai vissuti di persone soffocati dalla mancanza di prospettiva futura e dei tagli agli stipendi: nell’incrocio tra queste due prospettive, i registi riescono così a unire il documentario di denuncia a quel cinema sociale che ha caratterizzato le filmografie di registi come Ken Loach e i fratelli Dardenne. Il film incarna il disincanto nei confronti dell’Unione Europea originato dalla crisi del 2008 e che porterà all’ascesa di tanti movimenti anti-europei e alla Brexit a seguito del referendum del 2016. Va tuttavia notato come Piigs non proponga una tesi anti-europeista quanto una profonda critica delle attuali politiche centrali – dal pareggio di bilancio alla mancanza di democrazia nei processi decisionali dell’UE – insieme a una richiesta di riforma e ripensamento all’interno della struttura stessa della governance unitaria.

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